La grande distribuzione organizzata (Gdo) italiana resta saldamente nelle mani delle famiglie, che detengono il controllo totalitario dell’85,4% delle aziende non cooperative. Un settore fortemente caratterizzato dalla presenza di azionisti numerosi, con una quota media del capitale pari all’11,2% per ciascuno. Sul fronte delle vendite, dopo due anni di crescita trainata dall’inflazione, il 2024 si prospetta in moderata espansione: con un’inflazione pressoché nulla, il giro d’affari della Gdo dovrebbe aumentare del 3% rispetto al 2023, quando le vendite erano cresciute del 7,7%, dopo il +7,6% registrato nel 2022.
Lo si legge in un report dell’Area studi di Mediobanca presenta la nuova edizione dell’Osservatorio sulla Gdo italiana e internazionale a prevalenza alimentare.
cresce il fatturato della gdo italiana, un settore ancora a conduzione familiare
L’Area Studi Mediobanca ha infatti pubblicato la nuova edizione dell’Osservatorio sulla grande distribuzione organizzata (GDO) italiana e internazionale a prevalenza alimentare. L’analisi raccoglie i dati economico-patrimoniali di 124 aziende nazionali e 31 tra i maggiori player internazionali, coprendo il periodo 2019-2024. Il rapporto offre approfondimenti su segmenti specifici del mercato, con un focus sui prodotti a marchio del distributore (MDD), sulle tematiche ESG e sulla governance aziendale.
I risultati principali dell’Osservatorio sono stati presentati durante un evento a cui hanno partecipato le figure di spicco della GDO italiana. Tra i protagonisti della prima tavola rotonda, intitolata “Retail alla prova del futuro: strategie, leadership e scenari per i grandi player”, sono intervenuti Francesco Avanzini, direttore generale Conad, Domenico Brisigotti, direttore generale Coop Italia, Massimiliano Silvestri, presidente LIDL Italia, e Maniele Tasca, direttore generale Selex Gruppo Commerciale. Il secondo panel, “Radici forti, crescita veloce: le insegne locali che fanno la differenza”, ha visto la partecipazione di Giovanni Arena, amministratore delegato Gruppo Arena e presidente Gruppo VéGé, Laura Gabrielli, presidente Magazzini Gabrielli, e Giangiacomo Ibba, amministratore delegato Crai Secom.
le sfide future per la gdo italiana
L’85% delle aziende della GDO alimentare ritiene gestibili le sfide legate alle dinamiche demografiche e ai nuovi modelli di consumo. Per prepararsi al futuro, oltre il 75% degli operatori considera strategico l’investimento nel capitale umano, mentre il 70% punta sullo sviluppo tecnologico, con particolare attenzione all’intelligenza artificiale generativa. Nell’ultimo biennio, circa l’80% delle imprese ha investito nella digitalizzazione. Il 60% degli operatori si concentra sulla personalizzazione dell’offerta e sull’espansione della rete di vendita, mentre i prodotti a marchio del distributore (MDD), che rappresentano ormai quasi un terzo del mercato con un giro d’affari di 26 miliardi di euro (+6,3% medio annuo dal 2019), sono considerati un fattore di stabilità per il 55% delle aziende.
Strategie come la rimodulazione dei formati e dei canali (35% dei casi), la multicanalità (25%) e le operazioni di fusione e acquisizione (20%) sono ritenute meno incisive. Tuttavia, il 65% degli operatori intravede possibilità di maggiore concentrazione nel mercato italiano.
prospettive per il 2024: crescita contenuta dopo due anni record
Dopo un biennio caratterizzato da una crescita delle vendite del +7,6% nel 2022 e +7,7% nel 2023, il 2024 si preannuncia più stabile, con un incremento stimato intorno al 3%, complice un’inflazione quasi nulla. Nel 2023, il fatturato netto dei principali gruppi italiani della GDO a prevalenza alimentare ha raggiunto i 109,6 miliardi di euro (IVA esclusa), con 14,7 miliardi in capo a operatori a controllo estero (13,4% del totale). Tra il 2019 e il 2023, le vendite sono aumentate del 28%, con un tasso medio annuo del 6,4%.
Nel quinquennio 2019-2024, il costo del lavoro per i retailer nazionali ha rappresentato in media il 9,8% del fatturato, con un aumento di 0,2 punti percentuali nel 2024, anno del rinnovo del CCNL Distribuzione Moderna Organizzata. I margini operativi sono migliorati nel 2023: l’EBIT margin ha raggiunto il 2,9% (contro una media quinquennale del 2,5%) e il ROI il 7,4% (rispetto al 5,8% medio), avvicinandosi all’8% del settore Food&Beverage.
Gli investimenti materiali sono cresciuti del 18,7% rispetto al 2022. Il 90% delle imprese ha effettuato ristrutturazioni su punti vendita esistenti, mentre l’80% ha investito in nuove aperture. Il fatturato dei discount è aumentato del 9,2% nel 2023, avvicinandosi alla crescita del 7,3% degli altri operatori. Il settore discount si distingue anche per la marginalità: l’EBIT margin nel 2023 ha toccato il 4,8%, rispetto al 2,3% degli altri gruppi, mentre il ROI si è attestato al 16,5% (contro il 5,9% degli altri operatori).
Gli operatori a controllo straniero hanno registrato una crescita media annua del 4,3% tra il 2019 e il 2023, inferiore al +6,7% degli operatori italiani. Anche la marginalità è risultata inferiore, con un EBIT margin dell’1,3% nel 2023 (contro il 3,1% degli operatori nazionali) e un ROI del 5% (7,6% per gli italiani). Le aziende del Sud Italia hanno segnato le performance migliori (+9% medio annuo sul 2019), seguite da quelle del Centro (+6,3%). Il Nord-Est si è dimostrato più dinamico rispetto al Nord-Ovest (+6,2% vs +3,9%).
il peso delle imprese familiari nella gdo italiana
La GDO italiana resta saldamente in mano alle famiglie, che controllano l’85,4% delle aziende non cooperative. In media, ogni socio possiede l’11,2% delle quote di una società. Non si registrano ingressi di fondi di private equity nel settore. L’età media dei soci è di 55,2 anni, con una prevalenza maschile (56,5 anni) rispetto a quella femminile (52,9 anni). Il passaggio generazionale è un tema chiave: nei casi in cui è già avvenuto, l’età media dei vertici è inferiore di cinque anni. Dal 2019 ad oggi, l’età media dei consigli di amministrazione è scesa di 3,8 anni e la rappresentanza femminile è cresciuta di 3,2 punti percentuali.
Nel 60,5% delle società non cooperative della GDO, le deleghe operative sono concentrate in un solo soggetto. A fine 2024, l’età media dei board sarà di 59,3 anni, con un’età di ingresso vicina ai 40 anni. La presenza femminile nei consigli di amministrazione è pari al 19,9%, con picchi del 27,7% nei ruoli consiliari e minimi del 7,8% nelle posizioni operative. L’84,5% delle donne che ricoprono incarichi nel CdA proviene dalla famiglia proprietaria.
Selex e C3 sono i gruppi con la maggiore presenza femminile nei board, superando il 30%. Le aziende di VéGé hanno visto un incremento della rappresentanza femminile dal 12,3% nel 2019 al 17,9% attuale, mentre Crai è passata dal 9,1% al 16,7%. Il passaggio generazionale e l’aumento della presenza femminile nei vertici aziendali rappresentano le sfide principali per la GDO italiana nel prossimo futuro.